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THE ART REVIEW
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Luigi Ontani, Gladioli d'Adone tentazione, Bologna, 1972, courtesy Galleria Mazzoli Modena


  • the portfolio interview
  • NUOVE DIREZIONI
  • di Christina Magnanelli Weitensfelder
Il tavolo dell’artista nella sua casa studio a Vienna
photocredit Valentina Zamboni Courtesy Boxart, Verona
Luigi Ontani, Leda e il Cigno, 1975, fotografia a colori su carta, courtesy Galleria Fabio Sargentini, Roma
Daniel Spoerri, Senza titolo (Sedia Thonet), assemblaggio, 150x110x100 cm, 2011

Un confronto con Adriana Polveroni, la nuova direttrice di ArtVerona.
Alcune domande per capire un nuovo possibile percorso, strategie culturali e di mercato per un appuntamento fieristico in crescita.

Le fiere più importanti, anche internazionali, sono quelle che oltre ad un’offerta all’interno degli spazi preposti per le gallerie, guardano all’esterno, alla città, alle piazze, come protesi capaci di ampliare l’offerta culturale della manifestazione. ArtVerona come si rapporta alla città?

Intanto una premessa: sono perfettamente d’accordo con la necessità da parte di una fiera di ‘guardare alla città’ ArtVerona lo fa utilizzando per le sue mostre e per il suo programma VIP gli spazi straordinari che può vantare: quest’anno il Museo di Castelvecchio per la mostra ‘Iconoclash. Il Conflitto delle Immagini’, curata da Antonio Grulli, con la collaborazione di Diego Bergamaschi e Marco Martini (Eddy Merckx), e la Galleria d’Arte Moderna A. Forti – Palazzo della Ragione per la mostra che curo io, con la collaborazione di Patrizia Nuzzo, ‘Il mio corpo nel tempo. Lüthi, Ontani, Opalka’. Ma c’è anche l’intero quartiere di Veronetta dove, tra l’Università e le botteghe artigiane, si snoda il progetto ‘La seconda notte di quiete’ di Christian Caliandro. Tuttavia, la mia intenzione per il futuro è di coinvolgere ancora maggiormente Verona, perché è una delle più belle città italiane che penso possa attrarre e affascinare non solo collezionisti, ma anche un pubblico genericamente interessato all’arte.

La sua lunga esperienza nel mondo dell’arte l’ha vista impegnata come curatrice, giornalista, saggista, docente. In quest’ultimo incarico subentra un nuovo elemento, fondamentale nell’arte contemporanea, ma non solo, il mercato.

Vero! Il che si traduce in una sfida nuova e quindi in qualcosa senz’altro di molto attraente, ma anche di grande responsabilità, soprattutto per l’attenzione e la fiducia che sento e che non vorrei deludere. Ultimamente mi viene spontaneo ripetere la risposta che mi ha dato Mario Pieroni allorché gli ho fatto gli auguri per il suo compleanno: ‘Adriana, abbiamo ancora tutto da fare! ’.

A quale tipo di collezionismo è indirizzata una fiera come quella di Verona?

A un collezionismo consapevole, capace di distinguere tra le tante proposte che oggi si affacciano sul mercato e verso il quale penso che quest’anno l’offerta sia particolarmente interessante. Ma anche a un collezionismo in formazione che in una fiera come ArtVerona può trovare più spazio (fisico e mentale) e più tempo per orientarsi. Soprattutto per capire meglio l’arte contemporanea e una delle sue espressioni più interessanti quale è appunto il mercato.

E gli artisti? Come si rapportano al mondo della fiera? Diffidenza o interesse?

In genere gli artisti non amano molto le fiere, e per certi versi li capisco. Spero che quest’anno con il progetto da me voluto ‘Free Stage’, dove alcuni giovani artisti senza galleria sono presentati da artisti della generazione precedente in una modalità del tutto autonoma, l’atteggiamento possa cambiare.

Le gallerie internazionali? C’è un reale interesse verso il mercato italiano?

Purtroppo il disinteresse genericamente manifestato a livello internazionale verso l’arte contemporanea italiana non riguarda le grandi gallerie, che anzi oggi acquisiscono e vendono bene opere dell’Arte Povera e di alcuni grandi italiani del Novecento.

Il disinteresse è in parte dei musei e soprattutto delle grandi manifestazioni internazionali come le Biennali, Documenta eccetera. Una fiera che punta alla valorizzazione dell’arte italiana, come fa ArtVerona, spero possa contribuire ad invertire questa deriva negativa.

Usciamo dal circuito fieristico e proviamo a guardare lo stato dell’arte oggi in Italia. Esistono situazioni (artisti, gallerie, fondazioni, musei) realmente competitive sullo scenario internazionale? Chi sopravvivrà alla Storia?

La competizione non è qualcosa che cade dal cielo, ma si costruisce sistematicamente. E noi italiani abbiamo molto da imparare in questo senso e non ce la possiamo prendere con gli atri se non siamo competitivi o se gli altri ci ignorano. Poi non saprei dire chi, tra i nostri musei, sopravviverà alla storia. Probabilmente la complessità dei problemi che incontrano, di origine anzitutto politica e finanziaria, non ne favorisce uno sviluppo deciso come in altri Paesi. E i nostri musei d’arte contemporanea - penso che questo sia il tema - sono anche troppo ‘giovani’ per fare previsioni future. Tra gli artisti sappiamo tutti che Cattelan resterà nella storia, in che modo è un dibattito aperto.

Ma penso che sia più interessante scommettere su artisti che ancora non sono particolarmente conosciuti e verificare su questi le proprie intuizioni e passioni. Del resto è quello che fanno i grandi collezionisti.

Un appuntamento che negli anni sta cercando di confrontarsi con le realtà più importanti fieristiche nazionali, un palcoscenico dove cercare di intuire le nuove proposte del mercato e l’occasione per impegnare culturalmente una città come Verona.

Mario Mariani